Data: 12.06.2013

Autore: Gabriele Ornaghi

Oggetto: Voce di uno che grida nel deserto

Voce di uno che grida nel deserto:
“lavoratori e datori di lavoro di tutto il mondo unitevi per un etica della responsabilità!”

“Un delirio pasquale,il mio?” si chiedeva di recente il prof. Piero Carelli al termine del suo intervento 1 . A rischio di essere in due a delirare dopo i postumi delle feste pasquali, ritengo che il prof. Carelli abbia azzeccato il nocciolo di un discorso molto ampio: la responsabilità morale anche in ambito lavorativo.

Il mio vuole essere un confronto con chi è da poco uscito dal mondo del lavoro, un lavoro al quale anche io, forse in preda ad una folle utopia, spero un giorno di giungervi (e prima dell’età senile!). Il mio vuole anche essere un confronto da giovane studente lavoratore che scopre pian piano un “nuovo mondo”. Forse più che di mondo, bisognerebbe parlare di giungla, una foresta selvaggia dove purtroppo spesso sopravvive unicamente il più forte. Il “più forte” però non è, come ci aspetteremmo, il più dotato, colui che davvero conosce il suo mestiere, colui che si è preparato, laureandosi magari, ma colui che è il più “furbo”. “Furbo” è colui che ha sì un lavoro, magari a tempo indeterminato, ma che anziché fare ciò che dovrebbe (ovvero lavorare per il bene dell’azienda/ente), non rende al meglio.

La mia tuttavia non vuole solamente essere una denuncia a vuoto, un grido nel deserto, ma un esortazione per la costruzione di un vero “nuovo mondo”. A tutti piace la teoria del migliore dei mondi possibili, di leibneziana memoria, e a tutti piace credere che il proprio mondo, quello creato da noi, possa essere il migliore dei mondi possibili. Ma ciò può essere reale? Possiamo davvero ritenere che il nostro, quello che noi ci prefiguriamo nella nostra “immaginazione”, possa davvero essere il migliore dei mondi possibili senza che esso abbia sostenuto un confronto con il resto dell’umanità? Non esiste alcuna “cartina torna sole”? Forse la “cartina torna sole” non esiste ancora, deve essere ancora costruita fin nei minimi dettagli, ma un abbozzo è già stato prodotto. L’abbozzo iniziale è quello dell’etica della responsabilità che da diversi pensatori, da papa Ratzinger a schieramenti più laici e di altre religioni, vengono negli ultimi anni proposti. Pie illusioni? Sì nella misura in cui non vengono volutamente messe in pratica. Sono illusioni solamente nel momento in cui ci vogliamo ancorarci a vecchie teorie economico-sociali, che non possono più valere nel mondo contemporaneo. Per quanto la teoria marxista sia interessante e ancora per certi aspetti attuabile, può essere messa in pratica nella modalità in cui è stata recepita 20, 30, 60 anni fa? Possiamo ancora “giocare” la carta del capitalismo? La carta del consumismo? Oppure dobbiamo rifarci a qualcosa di nuovo, a qualcosa di più responsabile?

Dal mio canto non posso che lanciare un grido esortativo: lavoratori e datori di lavoro di tutto il mondo unitevi per un etica della responsabilità!



Gabriele Ornaghi
17-IV-2012



1. Due o tre considerazioni”filosofiche” sull’art.18. 9-4-2012

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