Data: 13.06.2013

Autore: Mauro Spelta

Oggetto: Etica

Per parlare di etica si deve affrontare un percorso articolato. Questo percorso, da seguire nell'ambito della realtà, nella pratica, è l'unico che puo' affrancarci da qualsiasi affettazione di ordine relativistico o dogmatico.

Innanzi tutto si deve procedere dall'analisi delle emozioni personali , le quali sono sempre di ordine eudaimonistico, ovvero in tensione verso la realizzazione della propria vita, verso ciò che viene definita una Flourishing Life. Questa tensione si realizza tramite la ragione pratica nell'interazione, di aristotelica memoria, tra il particolare e l'universale. Chiunque abbia letto l'Etica nicomachea conosce approfonditamente ciò di cui sto parlando. Una componente della ragion pratica e' l'immaginazione. Essa si configura in due modalità; la prima è la capacità di associare i fenomeni in un certo ordine, dando una costituzione di senso alla realtà che percepiamo, la seconda e' una forma di simulazione vicaria del metodo di esperienza per prova ed errore che se applicato, potrebbe avere esiti nefasti nell'ambito del reale. E' una forma di fantasia che ci permette di prevedere situazioni che potrebbero coinvolgerci in modo del tutto negativo nello svolgersi della vita. Questa facoltà ci permette, innanzi a fatti che percepiamo, attraverso la conoscenza di casi specifici afferenti le altrui vite o attraverso la lettura di opere letterarie, quali siano le situazioni che vogliamo evitare condizionino la nostra vita impedendo la sua realizzazione. Questa prassi ci pone innanzi a fatti che riteniamo infausti e che prudentemente, ci inducono ad organizzarci perche' non possano mai coinvolgerci nel futuro, in modo che “non accadano anche a noi”. Tale forma di tutela ci impone di porre le basi di una organizzazione, personale ed eudaimonistica. Si deve sottolineare che questa organizzazione è del tutto personale e soggettiva, e certo non sarebbe condivisa da altri soggetti agenti, la cui concezione della vita è certamente diversa dalla nostra. Serve quindi trovare un metodo che ci permetta di isolare dei valori o dei disvalori che non siano prettamente soggettivi e che possano essere condivisi nella comunita' cui apparteniamo. E' possibile adottare questo metodo se si tratteggia la figura di una specie di spettatore imparziale, il quale, in modo amichevole e simpatetico ma distaccato dal fatto cui assiste, riesce ad isolare quei valori o quei disvalori che possano essere condivisi anche da altri spettatori. L'imparzialità, richiede che detto spettatore nella costituzione di senso, nell'ordinare i fenomeni cui assiste, non sia direttamente interessato nella vicenda e non veda coinvolti i suoi propri interessi personali in quanto tutto questo coinvolgerebbe i suoi giudizi e credenze che costituiscono le sue precomprensioni ( le conoscenze che possiede e per mezzo delle quali legge abitualmente il mondo ), fuorviandone il giudizio imparziale. Questa forma di passione gli impedirebbe certamente di isolare i valori in modo disinteressato rendendo di fatto impossibile la loro condivisione.

La figura dello spettatore imparziale ipotizzata da Adam Smith (Teoria dei sentimenti morali ) è prodroma della possibilità di isolare valori condivisi. Egli riesce a leggere i fatti, non solo guardandoli dal proprio punto di vista ma cercando di empatizzare il rapporto, di mettersi completamente nei panni dell'altro, senza però dimenticare i propri vissuti ed i propri scopi nella vita. In questo modo può sviluppare una forma di compassione che è diretta all'altro ma è anche autoreferenziale nel volere evitare tali situazioni e quindi a tutelarsi organizzandosi.

Questa forma di esperienza e' ottimale se perpetrata nella lettura di opere letterarie che sono quelle opere che ci permettono di conoscere realtà afferenti comunità o società esterne a quelle cui apparteniamo. E' ottimale perchè la lettura non ci impelle, ci concede il tempo che ci vogliamo prendere, contrariamente a quando assistiamo ad una scena che dobbiamo percepire rispettando i tempi della scena stessa e che non si ripresenterà più. La lettura può essere rilettura, approfondimento, e accettato il fatto che i problemi etici non si presentano in natura, ma vengono costituiti e formulati attraverso il pensiero e l'immaginazione, ecco che l'opera letteraria sarà il miglior viatico per sommuovere l'anima del lettore che nel peggiore dei casi, seppur leggendo in modo anche distratto, non potrà' sottrarsi alla meraviglia, allo sconvolgimento dell'anima in merito ai fatti di cui viene a conoscenza, costringendolo perciò a riflettere in modo spontaneo.

Ma ancora, seppur avendo notevolmente modificato le modalità di acquisizione e elaborazione dei giudizi- valori eudaimonistici, questi sono soggettivi.

Nel confronto con gli appartenenti la comunità o la società, potranno essere estrapolati quei valori di ordine universale che tutti accetteranno come funzionali ad una forma eudaimonistica per la propria vita ed a una forma di democrazia nell'ambito sociale.

La limitazione nell'ambito sociale ristretto, pone una grande limitazione all'evoluzione del pensiero etico in quanto la condivisione dei valori rischierà, nell'immobilismo dei valori condivisi nell'ambito di una comunità/società, di produrre in un circolo problematico, una forma di totalitarismo in cui gli stessi fini si configureranno come mezzi. Oppure si potrà sviluppare una forma di relativismo in quanto, operando continuamente e solamente su forme cristallizzate nella società, i valori morali determinati non porteranno ad alcuna forma di evoluzione come accade nella deduzione da premesse, in cui la verità è trasportata da queste ultime alle conclusioni senza subire alcuna alterazione. Come ovviare tale limitazione? Ebbene, lo spettatore imparziale deve arricchirsi di una nuova connotazione. Quella del poeta giudice. E' la figura del poeta, colui che ha la capacità di illuminare le cose come il sole le illumina. Non dimentichiamo che siamo nell'ambito della ragion pratica e non ci deve stupire che sia il poeta colui che riesce, tramite l'immaginazione a concepire l'ingiustizia e trasmettercela, colui che, tramite la ragion pratica, che non e' del sapiente, del filosofo teoretico ma è del saggio nella continua interazione con la realta', nel confronto tra particolare e generale, riesce, evitando l'orrore sistematico della deduzione, a permettere l'evoluzione del pensiero etico, non confinandolo nel relativismo o nel dogmatismo. Qui la la ragion pratica, si configura quale metro di misura che, come il famoso regolo di piombo, detto anche regolo di Lesbo, riesce a misurare qualsiasi superficie il cui profilo non sia rettilineo riuscendo ad aderire perfettamente a questi.

L'immaginazione in questo caso, non si configura più come una facoltà che permette solo una costituzione di senso, qui si presenta come una forma di fantasia che, sempre traendo spunto da opere letterarie, da fatti narrati o cui si è assistito, riesce ad evidenziare i problemi etici, permettendo anche di eliminare quella forma gestaltica che riesce a limitare i nostri desideri e le nostre legittime aspettative nell'ambito del sociale, facendo in modo che colui che soffre non si accontenti più del sollievo dalle proprie sofferenze ( e non la completa eliminazione delle stesse) come il massimo miglioramento possibile della sua condizione. Il poeta e' colui che davanti ad una vetrina di una salumeria riesce a vedere una serie di cadaveri dissezionati, posti in bella vista, che sono in attesa di essere divorati. Il poeta è colui che davanti ad una scena passata al telegiornale in cui si parla dell'importazione di primati destinati alla vivisezione, come un pugno nello stomaco vede un animale che disperatamente tenta di fuggire terrorizzato alla sua sorte di sofferenza che, come essere dotato di immaginazione al pari dell'uomo riesce a prefigurarsi e, come un bambino indifeso innanzi alle attenzioni dell'orco, colto da timor panico e disperazione, perdendo ogni speranza in un aiuto che non potrà mai venire dall'insensibilità comune, cerca di aggrapparsi ad un misero appiglio da cui viene barbaramente strappato con violenza inaudita da un essere umano che, in nome della ricerca scientifica, riesce a trattare un essere senziente come un mezzo, un utensile, ipostatizzando la sua essenza in un nulla nell'oblio. Il poeta e' colui che fa in modo che la parola si faccia carne, colui che in modo quasi sadico, vi prende le budella e ve le torce, è colui che vi scuote l'anima, che vi risveglia attraverso le vostre emozioni e che vi sa portare ad essere compassionevoli, che vi prospetta il problema etico in modo che nell'interazione con gli altri lettori riusciate a comprenderlo e condividerlo, in modo che nella evoluzione del pensiero etico-morale che trova la sua naturale destinazione nella politica, questa intesa nella sua accezione essenziale di ambito legiferativo, si possa legiferare a favore di quelle norme morali condivise.

Questo è il pensiero etico-morale, che non puo' essere prodotto dalla filosofia teoretica, dalla sophrosyne ma solo dalla saggezza, dalla phronesis che e' caratterizzata dalla ragion pratica che, con l'immaginazione e' in grado, nella continua interazione con la realta', nel confronto tra particolare e universale, di produrre il pensiero morale, con le modalita' sopra illustrate, sempre in evoluzione e tendente, come già accennato, verso il bene comune, verso la democrazia.

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