Data: 18.06.2013

Autore: Piero Carelli

Oggetto: Donna si diventa?

Grazie, Paola, per averci regalato una lezione sull’altra “metà del cielo” e per aver dimostrato che i giovani possono avere risorse che noi adulti non sospettiamo neppure.

Un tema, quello che hai presentato, complesso e io mi guardo bene dal sondarlo in profondità. Mi limito a qualche considerazione del tutto marginale.

“On ne naît pas femme: on le divient. Aucun destin biologique, psychique, économique ne définit la figure que revêt au sein de la société la femelle humaine; c’est l’ensemble de la civilisation qui élabore ce produit intérmediaire entre le mâle et le castrat qu’on qualifie de féminin” (“Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà ad elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna”).

A dichiararlo è una delle madri del femminismo europeo, Simone de Beauvoir - più volte citata da Paola - nel suo libro-documento Le deuxième sexe (Gallimard, Paris 1949).

Donna davvero non si nasce? Non vi è dubbio che il suo destino storico sia figlio di una cultura maschilista (che affonda radici anche nella stessa Bibbia). Hanno fatto bene, quindi, le donne a battersi per la loro liberazione, a rivendicare i loro diritti. L’hanno fatto con determinazione, anche con gesti clamorosi (a partire dalle suffragette). L’hanno fatto, talora (penso agli anni ’70 del secolo scorso), esasperando i toni, giusto per richiamare con forza l’attenzione dell’opinione pubblica.

Ho la sensazione, tuttavia, che oggi si sia arrivati a una fase più riflessiva. Non si tratta di una ritirata. No: dopo la stagione dei diritti, le donne – così mi pare – stanno prendendo coscienza che le libertà, se spinte oltre un certo limite, si ritorcono contro se stesse e che l’uguaglianza perseguita oltre misura rischia di trasformarsi in omologazione (sul modello maschile!).

La libertà è un sacrosanto diritto, ma qualcosa non quadra se il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi del mondo: un effetto solo di carenze di servizi e di agevolazioni pubbliche, o anche un fenomeno “culturale”?

Qualcosa non quadra se, a distanza di oltre 30 anni dalla 194, il numero degli aborti è ancora preoccupante e se oggi con grande disinvoltura si punta all’aborto chimico: non dice più nulla quanto ha dichiarato l’allora ministro francese della sanità, Simone Veil, appena dopo l’approvazione della legge sull’interruzione della gravidanza “Non parlare di vittoria, l’aborto è sempre una sconfitta, la sola vittoria consiste nell’evitarlo”?

Il diritto al lavoro è, indubbiamente, una conquista (tra l’altro, anche a Crema, sono numerose le donne che proprio grazie alla fabbrica hanno maturato la consapevolezza dei loro diritti), ma la carriera ricercata a tutti i costi non rischia di ripercuotersi sui figli e di diventare una fonte di stress per una donna che si trova di fatto ad avere sulle spalle il pesante carico di un doppio lavoro?

Qualcosa non funziona se il cosiddetto sesso debole in determinati ambiti dimostra di essere molto più forte del cosiddetto sesso forte (è da decenni che i sociologi registrano il fenomeno del tramonto della figura paterna): Freud avrebbe un sussulto nella tomba se sapesse che oggi il super-io dei figli presenta impronte di gran lunga più materne che paterne!

Certo, un punto di equilibrio non è facile da conquistare. Un punto di equilibrio senza il quale, tuttavia, si rischia un boomerang: la donna per millenni è diventata tale secondo l’inprinting della cultura maschilista, ma oggi può diventare vittima della stessa cultura femminista, se male interpretata.

Le pari opportunità vanno bene (ed è bene che le donne si battano per conquistare altri spazi ancora egemonizzati dai maschi), ma l’omologazione al maschile, no. Le differenze sono sempre una ricchezza: quelle individuali e, a maggior ragione, quelle di genere (una ricchezza più volte sottolineata dalla stessa relatrice). Una ricchezza che, per lo più, prigionieri delle nostre “corporazioni”, facciamo fatica a riconoscere e ad apprezzare. A partire da noi maschi. Le donne hanno qualità che, senza esagerare, spesso danno il “sapore” e il “colore” alla vita: la sensibilità, il guizzo intuitivo, il gusto estetico, la determinazione… Qualità che di sicuro sono patrimonio anche dei maschi, ma che nelle donne sembrano statisticamente più accentuate (si nasce donna o si diventa?).

Le differenze - ripeto - sono una ricchezza, ma spesso maschi e femmine tendono a vedere nell’altro sesso più il negativo che il positivo, più ciò che divide che ciò che è complementare. Forse ci manca un’educazione in tale senso. O forse siamo schiavi di clichés culturali o, peggio ancora, di modelli venduti dalla pubblicità.

La differenza è ricchezza: donna, forse, si nasce.

Crema, 10 marzo 2010

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