Data: 19.06.2013

Autore: Tiziano Guerini

Oggetto: UN PO’ PER FARE FILOSOFIA E UN PO’ PER FARE “POESIA”

Dopo i tre incontri proposti dal Caffè Filosofico sul tema “evoluzionismo-creazionismo”, e dopo gli stimolanti interventi di Piero Carelli e di Adriano Tango, desidero anch’io svolgere qualche considerazione al riguardo. Il tema può essere affrontato da diversi punti di vista: scientifico, religioso, ma anche soprattutto filosofico. La scienza non ha dubbi sulle mutazioni via via intervenute nelle varie specie viventi, la religione – intendo cristiana – non ha dubbi circa un intervento diretto di Dio per innestare ad un certo punto dell’evoluzione, e specificatamente nell’uomo, la dimensione spirituale-razionale-finalistica. E la filosofia? Dopo la lunga stagione della creatio ex nihilo che ha permesso alla filosofia cristiana di entrare a colloquio con le più profonde problematiche culturali greco-romane, oggi non si intravede che lo spazio d’azione della scienza e della tecnica che, dimentiche della paternità filosofica del concetto di “relativo” he pure è l’oggetto della loro azione, si propongono come l’unica dimensione razionale possibile per l’uomo, proiettando sempre più la tecnica nella dimensione e nel ruolo di fine ultimo (il progresso per il progresso).

Fuori dubbio che questo percorso, coerente con l’impostazione metafisica assoluto-relativo della filosofia occidentale, non possa essere messo in scacco che da una propria profonda contraddizione destinata a manifestarsi. Un progresso scientifico- tecnologico all’infinito, sempre più caratterizzato da una concezione di felicità collegata al possesso di beni, all’avere, lungi dall’essere il percorso verso la “felicità” finirà fatalmente per alimentare le paure e le angosce dell’uomo di fonte alla stessa “relatività di tutte le cose” (cioè un destino di morte) sia dello sviluppo materiale sia della vita individuale e sociale.

E allora? Allora sia la filosofia dell’occidente, sia la filosofia cristiana (storicamente apparentate, si che il destino della prima non può essere modificato dalla seconda) devono rimettere in discussione se stesse, o meglio le categorie che essenzialmente le hanno costituite fin dall’origine. Un assoluto destinato solo a giustificare il concetto di relativo, ed un concetto filosofico di creazione destinato a rafforzare la stessa dimensione del relativo (perché questa è la funzione fondamentale dell’Atto Puro aristotelico, e del Dio creatore dal nulla) mostrano sempre di più la loro autocontraddizione. Se la strada del “relativismo-assoluto” ( mi si perdoni la provocazione) è ancora da percorrere per un tratto di cui non si conosce la consistenza, è però anche il caso che si faccia avanti con la forza della logica la filosofia del futuro, e parallelamente, anche la filosofia cristiana del futuro, se veramente è destinata ad avere un futuro.

Il riconoscimento filosofico della eterna e definitiva appartenenza di tutte le cose all’Essere – unito all’abbandono da parte del Cristianesimo di quanto, lungo la sua storia, troppo ha concesso alla concezione del sacro come logica di potere e di dominio, e dei suoi succedanei: libero arbitrio, colpa, premio, castigo…- e con la sconfitta delle varie ideologie sociali e politiche nella loro inutile velleità di voler raffreddare e rallentare l’impulso inarrestabile ma perverso della scienza e della tecnica ad abbandonare il ruolo di “mezzo” per farsi “fine” - e con la presa d’atto finale che la tecnica non prepara la felicità dell’uomo ma la sua più profonda disillusione nell’angoscia di una appropriazione del mondo necessariamente provvisoria e aleatoria – costituirà il nuovo orizzonte del Pensiero e dell’uomo finalmente in grado di “andare oltre l’uomo”.

Il creazionismo altro non è che la preistoria dell’evoluzionismo, dal momento che entrambe queste concezioni del mondo e dell’universo poggiano sulla convinzione greca dell’essere relativo, sopraggiunto dal nulla e destinato al nulla. La differenza consiste nel riferirsi ad un dio oppure a nel ricercare nello stesso “relativo” la spiegazione del mondo; differenza non da poco ma del tutto accidentale ed incidentale rispetto alla capacità di andare al fondo dell’analisi del Pensiero e dell’Essere.

Nuovo commento