Data: 22.06.2013

Autore: Tiziano Guerini

Oggetto: Considerazioni

Grande affluenza e interessante relazione del prof. Ubaldo Nicola (coautore, con Klaus Podoll, del libro “L’aura di Giorgio De Chirico. Arte emicranica e pittura metafisica” ed. Mimesis, MI) lunedì 9 ottobre al Caffè Gallery, sede degli incontri mensili del Caffè Filosofico. L’incontro prometteva un interesse particolare dal momento che – partendo da un qualche riflesso culturale di carattere filosofico – si esplorava, soprattutto attraverso il caso De Chirico, le cause, per così dire, della genialità. La risposta scientifica a questo interrogativo non c’è stata, e non poteva esserci: si è potuto però indagare in una qualche misura su casi specifici, in particolare appunto quello del celebre pittore “metafisico” De Chirico.

E’ uno scandalo sostenere, dati alla mano, che talune manifestazioni “di genio” sono connesse con alcune patologie di natura mentale? Certo questo non basta per essere creativi nel campo dell’arte: occorre altro, come un forte senso di sé, e soprattutto il padroneggiamento delle tecniche specifiche dell’arte in questione. Pare però essere un fatto che condizioni anomale della mente, a determinate condizioni, possono produrre stati di esaltazione e capacità percettive e di comprensione fuori dalla norma e quindi predisporre al manifestarsi della creatività.

L’”emicrania con aura” che afflisse Giorgio De Chirico pare non essere stata ininfluente per percezioni allucinatorie che gli consentirono quella innovazione nell’arte pittorica che va sotto il nome di “pittura metafisica”. Come esemplare fino all’eccesso è il caso di Van Gogh…

Cosa c’entra tutto questo con la filosofia? C’entra, ad esempio, per quella messa in discussione, peraltro da tempo esplorata, della rigida distinzione cartesiana fra res cogitans e res extensa, in cui se non si esclude (e non potrebbe essere altrimenti) una influenza delle condizioni corporee rispetto all’attività mentale, tale influenza è però considerata solo in senso negativo e peggiorativo nei confronti delle prestazioni mentali; la più attuale riflessione mette invece in luce anche influenze “positive”, tali per cui condizioni “fisiche” considerate causa di menomazione “dello spirito”, possono anche rivelarsi essere “una marcia in più”.

Il dibattito che è seguito alla relazione introduttiva, non poteva a questo punto che essere stimolato particolarmente da presenze qualificate in campo artistico che non hanno voluto mancare all’appuntamento.

Il rapporto filosofia-arte non è affatto concluso da questo incontro. Ci saranno altre occasioni al riguardo perché l’estetica è un campo vasto ed esplorato dalla filosofia fin dalle sue origini.

Nuovo commento