Data: 28.06.2013

Autore: Tiziano Guerini

Oggetto: Nota in margine alla discussione del Caffè Filosofico del 10 maggio 2004

L’ultimo incontro del Caffè Filosofico – 10 maggio, dedicato al “filosofo” cremasco Giovanni Vailati - ha posto con forza, anche grazie alla competente ed intelligente relazione introduttiva dell’amico M. De Zan, presidente del “Centro Studi Vailati”, un problema di fondo quale quello del rapporto fra filosofia e scienza.

Un tema che andrà prima o poi, certamente ripreso, ma che già nel dibattito del 10 maggio ha mostrato spunti interessanti.

Più di uno ha sottolineato l’esigenza – oggi - di un rapporto, per così dire, di reciproca tolleranza fra filosofia e scienza, indicando in questo deporre le armi, la fine di ogni pretesa superiorità avanzata in passato dalla filosofia, e l’avvio di un momento proficuo per entrambi i modelli di conoscenza.

Altri hanno invece manifestato l’esigenza che filosofia e scienza definiscano bene i reciproci campi di azione per evitare confusioni ed equivoci .

Dire semplicemente che la filosofia può stimolare la conoscenza scientifica – e viceversa – mi sembra una ovvietà, ma non può essere considerata una posizione di sintesi fra le prime due tesi.

Per parte mia, sto dalla parte di chi anzitutto esige che l’ambito filosofico sia chiaramente delineato nel suo metodo e nel suo oggetto; solo dopo si potrà parlare di un confronto con il sapere scientifico (e con altri saperi, ad esempio quello religioso).

A questo riguardo dico – in termini discorsivi e quindi generici, a mo’ di approccio- che quando si ricercano “identità” fra le cose si fa una analisi di tipo filosofico; quando viceversa si ricercano le “differenze” fra le cose, allora si fa un discorso di tipo scientifico.

Certo, poi, c’è chi sostiene –quorum ego- che la filosofia indica razionalmente la capacità di individuare in cosa consista - senza peraltro negare le differenze - la totale identità per tutte le cose, nella loro appartenenza all’essere. (quali siano poi a tal proposito le conseguenze, la cultura metafisico-occidentale ancora neanche immagina!)

Fra l’indicazione filosofica (assoluta) della identità, e la scoperta scientifica (progressiva) delle differenze, c’è un rapporto immediato: non potremmo conoscere veramente le differenze se non sapessimo l’identità. Ma c’è anche un rapporto mediato tutto da esplorare: se fra le differenze tra le cose (risvolto etico: quindi fra gli uomini di pur diversa razza, cultura, religione, ecc.) esiste un sostrato di identità, tale sostrato dovrà, credo, pur essere considerato prevalente rispetto ad ogni differenza.

Nuovo commento