Data: 28.06.2013

Autore: Tiziano Guerini

Oggetto: CONTRIBUTO AL DIBATTITO DEL CAFFE’ FILOSOFICO - 9 FEBBRAIO 2004

La filosofia di A.B. si può definire una “dialettica incompiuta”.

Fra tesi e antitesi (le antinomie del sapere e della vita) non c’è sintesi, ma una sorta di sospensione (epoche) che lascia spazio ad esempio, alla timidezza.

Non c’ è però né apatia né atarassia (anche se la tentazione in questo senso è forte); ma il risvolto “di prassi” che ne deriva invece di portare al “dovere” fichtiano, porta piuttosto al riso, allo sberleffo, al richiamo dell’asino: una denuncia gioiosa di impotenza, o una definizione definitiva della condizione umana?

Propendo piuttosto per questa seconda ipotesi, perché con lo sberleffo, nulla si toglie all’aspetto tragico che caratterizza l’esito pratico della dialettica teoreticamente incompiuta, proprio come avviene per “l’infinito dovere” in Fichte.

La “nuova missione del dotto” è qui - in A.B. col “marameo” - altrettanto impegnativa, dolorosa e senza fine.

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