FLÂNERIE. OVVERO L'ARTE DI PERDERSI IN CITTÀ - RELATORE: GIAMPAOLO NUVOLATI
Il flâneur è il perditempo, il vagabondo, il poeta, l’intellettuale che ama camminare e perdersi nella città cercando di coglierne il genius loci, l’anima più profonda. Egli osserva tanto l’architettura quanto la folla che lo circondano e in esse si tuffa per provare l’ebbrezza della vita urbana e dei suoi ritmi quotidiani, per riscoprire e narrare gli interstizi nascosti. Oggi il flâneur (e la flâneuse, che ne costituisce la versione femminile) è tornato prepotentemente di moda nella letteratura, nell’arte, nelle scienze sociali come espressione di un desiderio diffuso da parte degli esseri umani di ritrovare rapporti personali con i luoghi. La flânerie, come pratica di esplorazione del territorio, ha ovviamente assunto forme diverse rispetto a quelle dell’800 e del ’900, quando nacque e si sviluppò soprattutto a Parigi grazie a Baudelaire e a Benjamin, ma sembra conquistare sempre nuovi proseliti, anche inconsapevoli.
Giampaolo Nuvolati insegna Sociologia Urbana all’Università degli Studi di Milano Bicocca. In questo Ateneo ha ricoperto la carica di direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale e di prorettore per i Rapporti con il Territorio. Studia da molti anni il tema del flâneur e dei “luoghi terzi” nella società contemporanea e su questi argomenti ha scritto molti articoli e volumi tra cui L’interpretazione dei luoghi. Flânerie come esperienza di vita, Firenze University Press (2013), Un caffè tra amici, un whiskey con lo sconosciuto. La funzione dei bar nella metropoli contemporanea, Moretti e Vitali (2016). Interstizi della città. Rifugi del vivere quotidiano, Moretti e Vitali (2019). Più recentemente ha dato alle stampe una raccolta di appunti - in forma di mémoires, rêveries, cronache e poesie in cui realtà e immaginazione si incrociano - dal titolo Ho letto la poesia di Cendrars su New York, Moretti e Vitali (2024) e ha curato il volume Camminare la città. Manuale per la flânerie, il Mulino (2025).
